Vagabondare per le spiagge dell'adriatico, più precisamente nelle località tra Cervia e Rimini, inseguendo i ricordi della mia infanzia risalenti alla metà degli anni '80, che passo dopo passo, vedevo sovrapporsi a ciò che mi era di fronte, abbattendo così la percezione spazio temporale.
Ho sentito la necessità di congelare quei ricordi, interrogandomi su quali fossero gli elementi che mi riportavano a quegli anni.
Sicuramente le interminabili attese giù in cortile prima di andare in spiaggia, l’odore di plastica dei giochi e dei lettini, gli adolescenti che si appartavano, le mani appiccicate di ghiacciolo sciolto, gli amici, gli amori, le scoperte.
Ho iniziato così a ritrarre paesaggi senza che ci fosse la riconoscibilità del tempo, anche perché lo scenario della spiaggia lo consente.
Più macinanavo chilometri, e più mi rendevo conto di essere spettatore e attore al tempo stesso, magari di qualcun'altro che a sua volta osservava quello spazio.
Questo ha cambiato il mio approccio ed ho sentito il bisogno di avvicinarmi a quelle persone, imbattendomi così nelle loro storie, nei loro pomeriggi, nei loro volti, capaci di evocare in me la nostalgia di un tempo passato, già vissuto.